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Il decalogo per una riunione di successo

 

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Dopo avervi raccontato in questo post come non andrebbero condotte le riunioni, per evitare di trasformarle in un supplizio collettivo, oggi vi raccontiamo invece come i capi più smaliziati riescano a renderle veloci ed efficaci (soprattutto per il loro tornaconto). Tratti dalla “Piccola bibbia del capo diabolico“, ecco i 10 comandamenti per una riunione di successo:

1. Riflettere sul problema con largo anticipo.

2. Lavorarci sopra per settimane: considerare tutte le ipotesi, valutare i possibili scenari, immaginare le controproposte, verificare le repliche alle eventuali obiezioni principali.

3. Comunicare ai partecipanti il soggetto della riunione con uno o due giorni di preavviso, allegando un documento preparatorio molto complesso «con la preghiera di riflettere sull’argomento della riunione avvalendosi del documento allegato».

4. Aprire il dibattito con una domanda aperta molto ampia, del tipo: «Come rendere più efficiente l’organizzazione del nostro back office?».

5. Simulare un brainstorming prendendo nota di tutte le idee.

6. Orientare le conclusioni, in modo da sottolineare la complessità dell’argomento, aiutandosi, se necessario, con qualche commento al veleno sullo scarso contributo offerto dal gruppo.

7. Presentare la propria soluzione, addentrandosi senza esitazione nei minimi dettagli, del tutto slegati ovviamente dai risultati della riflessione collettiva appena abbozzata dieci minuti prima.

8. Replicare alle poco probabili obiezioni con argomentazioni precise, basate su fatti e numeri che, in quella fase, nessuno è in grado di controbattere.

9. Interpretare il silenzio del gruppo come un assenso: «Bene, allora siamo tutti d’accordo che la prima tappa sarà…».

10. Passare rapidamente al prossimo argomento per rispettare il timing e continuare a essere efficaci!

NB. Sia chiaro:  non vi stiamo invitando a diventare dei “farabutti” come i capi diabolici, ma a prendere spunto da questo decalogo per migliorare il vostro ambiente di lavoro e avere dei colleghi riconoscenti (almeno non li avrete tediati per ore con incontri inutili!).


 

27 Aprile 2009  ·  2,163 visite · 7 Commenti
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I VOSTRI COMMENTI:

  • 5 Novembre 2009 alle 15:16 - Resistenza Umana:

    Ok. Se lo sfogo era a causa di una riunione come sopra allora avevi tutte le ragioni! ;)
    Eppoi ce la siamo andata a cercare con un post così!

    Per i libri: buona lettura! Siamo felici se diventi una dei nostri (anche se in realtà già lo sei)!

  • 2 Novembre 2009 alle 23:01 - MancoLiCani:

    @ Resistenza Umana: Ok, in realtà mi sono sfogata dopo aver partecipato ad una riunione come quella da voi descritta!Devo assolutamente completare la mia collezione di libri di RU x avere il "background" della vera resistente!;-)

  • 2 Novembre 2009 alle 11:58 - Resistenza Umana:

    Cara MancoLiCani,

    uscire dal coro non solo è permesso, ma doveroso! Le tue osservazioni sono sicuramente condivisibili e meritano una risposta articolata.

    Innanzi tutto queste 10 regole nascono da un contesto ben preciso: la "Piccola bibbia del capo diabolico" di Caron e Vendeuvre. Tutto il libro è basato sull’ironia e sul paradosso (dai un occhio all’indice, che è scaricabile sulla pagina del libro, per farti un’idea del genere di "consigli" che vengono dati).

    Inoltre questo contributo è legato al post su "Come rendere le riunioni un supplizio collettivo", tratto sempre dallo stesso libro, che avevamo pubblicato qualche tempo prima.

    In definitiva abbiamo mostrato i due estremi: riunioni assolutamente inutili e inconcludenti da un lato, riunioni iperveloci e iperdecisioniste dall’altro.

    Forniti questi due elementi, abbiamo voluto lasciare ai lettori il piacere di trarre le loro conclusioni per una riunione veramente utile (e non solo di successo). Nessuno qui ovviamente pensa che prendere per i fondelli la gente sia un buon metodo di lavoro! ;)

  • 31 Ottobre 2009 alle 17:20 - MancoLiCani:

    Scusate se esco dal coro, ma un decalogo di questo tipo è veramente diabolico e, in quanto resistente, non condivido l’idea che, anche se ben utilizzato, possa migliorare l’ambiente di lavoro!Innanzitutto è sbilanciato a favore di una persona e questo si scontra con l’ottica Win-Win di una simil-democrazia lavorativa. Ora non dico che tutti i lavoratori hanno la stessa importanza del capo, ma che a tutti i dipendenti vengano forniti gli stessi strumenti per dibattere in un confronto, quello si! In questo caso e solo in questo caso sarebbero giustificate le ore passate in una stanza a fare brainstorming, per migliorare una inefficienza reale riscontrata sul lavoro. Ma questo esiste solo nei film e l’ottica win-win è come il topolino dei denti, tutti ne sentono parlare ma nessuno l’ha mai visto! Come resistenti non possiamo in alcun modo adottare le tecniche che i nostri "amatissimi" capi utilizzano per prenderci per i fonndelli: ci fanno credere di venire coinvolti e che la nostra opinione abbia importanza, ma non perdono occasione per criticare e distruggere qualsiasi nostra proposta, rimarcando ancora di più la loro superiorità intellettuale. Se facessimo questo ai nostri colleghi, anche solo per fare perdere meno tempo a tutti, sarebbe come giustificare quelle stesse tecniche diaboloche "padronali" di cui ci lamentiamo!

  • 8 Giugno 2009 alle 10:39 - Alice:

    Chi siete? Siete molto interessanti…Vorrei conoscere meglio il vostro modus operandi, è possibile? Grazie molte. Alice

  • 8 Maggio 2009 alle 13:23 - Bradipo:

    Caro Roberto,

    come non darti ragione! Sappi che la tua affermazione e’ esattamente la base della "filosofia" di RU (anche se poi ogni tanto ci concediamo delle divagazioni ironiche).

    Un abbraccio e buona resistenza (vista anche l’ora in cui ci hai scritto)!

  • 8 Maggio 2009 alle 06:44 - Roberto:

    Se si riuscisse a capire che l’efficienza del collaboratore è direttamente proporzionale al "buon" ambiente di lavoro che si riesce a creare, avremmo già risolto almeno il 70% delle tensioni e problematiche spesso presenti all’interno delle nostre aziende.

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