Video     Vignette     Giochi e Pps     Aforismi     Test
Il dubbio di Bradipo      Diversamente Occupati      Mai più Senza      Storie Resistenti     
Le cinque bugie che diciamo tutti

O ALMENO questo è il parere di Gabriela Cora, ricercatrice americana e autrice di vari volumi sullo stress e sulle dinamiche relazionali in ufficio. La quale sostiene che in fondo, al lavoro come in amore, dire qualche piccola bugia non è cosa di cui ci si debba vergognare più di tanto: fa anzi parte della cultura di un solido gruppo di lavoro.

Purché, naturalmente, non diventi un’abitudine e non riguardi cose davvero importanti.

Ecco dunque i top five della ricercatrice (per la verità piuttosto prevedibili): modificateli e integrateli a piacere, cari Resistenti, e postate nei commenti le vostre bugie preferite!

1. Lo faccio volentieri.

2. No, non ho domande.

3. Non mi è suonata la sveglia.

4. Non ho nulla, solo un po’ di allergia.

5. Sono perfettamente nei tempi.

 

Bugiardo!

 

IN TUTTI I CASI, sostiene la ricercatrice, mentiamo molto più per necessità e quasi per riflesso condizionato, che per mancanza di virtù. Se il nostro lavoro fosse organizzato in modo più razionale e procedesse a ritmi più umani e controllabili, non avremmo bisogno di dissimulare così spesso i nostri pensieri. In altri termini, mentire è diventata ormai una forma di reazione istintiva ai ritmi frenetici che ci chiedono spesso di fare l’impossibile. E, in qualche modo, l’eventualità stessa di una bugia è messa nel conto come un effetto collaterale.

Come dire: in ufficio mentiamo sapendo di mentire e sapendo che tutti sanno che mentiamo.

Semplice no?

Tutto ciò potrà anche far sorridere. C’è però, tra quelle sopra elencate, una bugia che in effetti viene pronunciata sempre più spesso e va invece presa molto sul serio.

 

Malati al lavoro!

 

SI TRATTA della numero 4.

Gli impiegati, si sa, sono la specie animale più studiata del pianeta: non può dunque mancare una ricerca fresca anche su questa tematica. In questo caso l’indagine è stata effettuata un paio di settimane fa da un istituto di ricerca inglese, che ha evidenziato dati piuttosto preoccupanti.

Quasi i due terzi degli impiegati inglesi hanno ammesso di andare spesso al lavoro anche se malati, per paura di incorrere nel giudizio negativo dei propri superiori. Un numero ancora superiore – oltre il 70 per cento – preferisce andare in ufficio anche se non si sente bene, per evitare di dover smaltire in futuro il lavoro in arretrato.

Inutile dire che, in questo modo, si entra in un pericolosissimo circolo vizioso: la dose quotidiana di stress, unita alla cattiva condizione fisica, diminuisce ulteriormente le difese dell’eroico impiegato, che, per di più, corre il rischio di contagiare i colleghi sani.

E voi, cari Resistenti, quante volte vi portate il termometro in ufficio?

 

 

28 Maggio 2008  ·  1,382 visite · Nessun commento
VOTA:  1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (3 voti, media: 1.33 su 5)

CONSIGLIA A UN AMICO ↓↑

LASCIA UN COMMENTO

    

     (non verrà pubblicata)