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Le riunioni? Un supplizio collettivo

COSA C’E’ di più gioioso che iniziare la settimana lavorativa con una bella botta in testa? È il principio su cui si basa la famigerata riunione del lunedì mattina, che mette tutti di buon umore. Ecco cosa ci rivela a proposito la Piccola bibbia del capo diabolico, i libro dei segreti del boss che ogni eroico impiegato dovrebbe conoscere (solo se vuole sopravvivere, è ovvio!).

Sala... supplizi?

NELLA PNL (Programmazione Neurolinguistica) lo chiamano «ancoraggio». Prima ancora che la riunione abbia inizio sono già tutti demoralizzati. Lo sanno tutti e tutti la criticano, ma si continua a farla. È come una droga. Ogni scusa è buona per organizzare una riunione: riunioni settimanali, riunioni di lavoro, riunioni informative, riunioni programmatiche, riunioni di condivisione delle esperienze, riunioni di verifica, riunioni del direttivo, riunioni promozionali, riunioni di servizio, riunioni di squadra, riunioni di settore e, perché no, riunioni di preparazione delle riunioni.
Così, a chi non ha niente da fare resta solo l’imbarazzo della scelta, per non perdere tempo da solo. Il colmo è che, indipendentemente dall’insufficienza della conduzione e dei risultati ottenuti, l’organizzatore della riunione passa sempre per un buon comunicatore. Soprattutto agli occhi degli assenti, naturalmente.

Mai capitato?

NON RITENIAMO necessario commentare i grandi classici della «riunione bidone», che ormai tutti conoscono. Il vero esperto si distingue per la sua capacità di inserire in un’unica riunione il maggior numero dei seguenti fattori:

- nessuna preparazione del conduttore;
- nessuna preparazione dei partecipanti;
- nessun ordine del giorno specifico (timing, obiettivi concreti);
- logistica insufficiente: sala non prenotata, videoproiettore rotto, convocazioni sbagliate;
- mancato rispetto dell’orario d’inizio;
- orari estremi, soprattutto se l’oggetto della riunione non è né importante né urgente; lucidi illeggibili;
- scarso stimolo dell’interesse dei partecipanti: nessun coinvolgimento del gruppo, tono monotono, autoritarismo smisurato, pubbliche reprimende, riproduzione dello stesso schema settimana dopo settimana;
- tolleranza nei confronti del tabagismo e dell’uso del cellulare;
- sviluppo anarchico del dibattito attorno a soggetti estranei alla riunione: procedure interne già definite, fenomeni estranei al campo d’azione del gruppo, ecc.;
- pubbliche richieste di decisioni individuali, che richiederebbero invece un ambito di discussione e di riflessione confidenziale; assenza di conclusioni e di verbali.

… ma l’elenco potrebbe continuare. Avete qualche esperienza da raccontare, cari Resistenti?

9 Giugno 2008  ·  3,387 visite · Nessun commento
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