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Il dubbio di Bradipo      Diversamente Occupati      Mai più Senza      Storie Resistenti     
Primo Levi

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Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare,

l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce

la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.

Ma questa è una verità che non molti conoscono.

7 Gennaio 2009  ·  1,180 visite · 3 Commenti
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I VOSTRI COMMENTI:

  • 12 Febbraio 2009 alle 11:45 - michele:
    …è anche vero che qualcuno già in passato aveva caldeggiato l’ipotesi di "meno lavoro, ma per tutti". Ma come si fa poi per i figli, i mutui, le case al mare, i suv, le vacanze appena possibile, ecc.? Allora forse la domanda da farsi è: cosa intendiamo oggi per "qualità della vita"?
  • 12 Febbraio 2009 alle 10:47 - Bradipo:

    Cara Serena,

    concordo con te, ma purtroppo, a meno di non essere ricchi di famiglia, si e’ costretti a passare la maggior parte della propria vita attiva lavorando. Allora la realizzazione piu’ grande per un uomo diventa - inevitabilmente - poter fare cio’ che si ama come lavoro. Oppure, riuscire ad amare cio’ che si fa.

  • 12 Febbraio 2009 alle 09:46 - serena71:

    sicuramente il lavoro è una dimensione importante nella nostra società, e fortunato chi lo ama (o è messo in condizioni di poterlo fare). Ritengop tuttavia che la vita ha ben altre dimensioni per far conoscere la felicità che la nostra esistenza ci offre.

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