Amici resistenti, questa settimana tra le storie di ordinaria resistenza annoveriamo quella di Nefar, cinico filosofo e osservatore del mondo, amante del genere umano in tutte le sue peggiori sfaccettature, e soprattutto grande ammiratore della stupidità della vita aziendale. Nel suo regno di Kranioklast, Nefar non va per il sottile: attraverso metafore umorali e similitudini calzanti, si appresta a scrivere un manuale per una corretta e soddisfacente rantolazione. Pertanto gli abbiamo chiesto di descriverci cosa significa lavorare in una grande azienda.

Il posto di lavoro non è altro che il luogo dove entri sbadigliando e bestemmiando ed esci bestemmiando e sbadigliando. In quel lasso di tempo, in quello iato esistenziale simile ad un rutto concettuale che dura per tutto il turno, fai delle cose e parli con delle persone. Le cose che fai sono interessanti come un documentario sull’accoppiamento tra pesci rossi e le persone con cui parli sono avvincenti come Biscardi che commenta una partita del Real Buffolara in preda all’arteriosclerosi.
La ragione è semplice: guadagnare il denaro che ti serve per fare tutto il resto. Non ce ne sono altre.
Pertanto sperare di trovare esseri senzienti con cui condividere brandelli di umanità è utopico. L’ambiente all’interno della grande azienda è sicuro e piacevole come una fossa di alligatori deportati in Groenlandia. Non date retta agli amministratori quando durante i consueti discorsi di Natale blaterano, in un italiano quasi sempre discutibile, di come la grande azienda sia un luogo sereno ed accogliente. In realtà essi vi considerano come degli ingrati: avere la dignità ed il prestigio derivanti dall’impiego è una grande conquista e pretendere di essere pagati per il privilegio che vi viene concesso, dal loro punto di vista, vi rende delle merde. Non credetegli quando paragonano la grande azienda ad una famiglia… siamo tutti fratelli… bene: allora attenti a Caino.
Nella migliore delle ipotesi i vostri colleghi sarebbero ben lieti di fare la spia al team leader per segnalare uno starnuto non autorizzato o una lavorazione conclusa con tre centesimi di secondo di ritardo rispetto allo standard. Nella peggiore inventano di sana pianta minchiate su chiunque, sperando di mettersi in luce. Se trovate un lingotto d’oro per terra vi consiglio di non chinarvi: è sicuramente una trappola. E fate attenzione se qualcuno salutandovi vi dà un bacio: storicamente non è un buon segno.
Nella grande azienda normalmente c’è lo stesso clima che doveva esserci nelle riunioni del comitato rivoluzionario qualche giorno prima della decapitazione di Robespierre. Pertanto fate attenzione e parlate il meno possibile. State alla larga da chiunque non parli di: calcio, auto, cellulari (se si tratta di uomini) e vestiti, scarpe e borsette (se si tratta di donne). Evitate i colleghi che parlano di politica e religione. O sono dei facinorosi in compagnia dei quali non vi conviene farvi vedere o dei doppiogiochisti che sperano di far uscire allo scoperto anime rivoluzionarie contrarie al sano spirito aziendale.
Fermo restando che sarebbe consigliabile l’asportazione delle corde vocali, se proprio dovete dire qualcosa la rosa delle frasi non deve assolutamente derogare da questo elenco: “Effettivamente oggi è una bella giornata“; “Mi spiace: non fumo“; “Le cinque meno venti“; “Memo Remigi è sempre molto elegante“. Tutto quello che direte potrà essere usato contro di voi davanti al capoturno. Se vostro malgrado doveste trovarvi coinvolti in uno scambio di opinioni che prevede l’uso di un periodare più vasto, simulate una colite e correte in bagno. Per precauzione una volta chiusi dentro imitate suoni di provenienza intestinale e il rumore di materia fecale che cade nel water. Cercate di essere convincenti e fate attenzione perché sono diffusissimi sistemi di sorveglianza e spionaggio quali microspie ed intercettatori di conversazioni.
Per farla breve la grande azienda è un posto che ricalca la sua etica su quella della corte papale dei Borgia e la gente che ci lavora ha la stessa integrità morale della saponificatrice di Correggio.
Tutto questo potrebbe essere considerato come negativo, ma lo è solo in parte. Lavorare nella grande azienda vuol dire vivere in un posto al quale non corri il rischio di affezionarti: quando vi licenzieranno, quando vi scadrà il contratto o quando chiuderà i battenti non proverete nostalgia. E se doveste raggiungere la pensione non rimpiangerete nessuno e non sarete uno di quei vecchi tristi che passeggiano ripensando ai bei tempi in cui lavoravano.
E non è poco.
———————————————————————————————————————————–
Per saperne di più sulle corrosive riflessioni provenienti da Kranioklast: http://kranioklast.ilcannocchiale.it/
7 Giugno 2010 · 239 visite · Nessun commento













