Alle volte per rendere più vivibile l’ufficio bisogna ricorrere all’ingegno. Sentite cosa ci racconta uno dei nostri resistenti…
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Stamattina guardavo con estrema soddisfazione il frutto del mio operato… No, non sto parlando di quel progetto con il cliente più importante dell’azienda. Sto parlando di qualcosa di molto, ma molto più soddisfacente di un lavoro andato a buon fine.
Osservavo infatti la trasformazione dell’habitat ufficio, divenuto una sorta di lazzaretto manzoniano: soggetti che si trascinavano stanchi tra le scrivanie, piccoli cestini della spazzatura praticamente ricoperti di fazzoletti di carta, una quantità spropositata di medicinali tutta in fila sulle scrivanie, quasi fossero munizioni pronte da caricare al prossimo attacco. E poi, tanti e tanti lamenti: “Non ce la posso fare“, “Oggi vorrei andare a casa prima“, “Ho la testa intontita“, “Penso di avere la febbre” e le frasi tipiche da ammalato.
Quello che solo ieri era un vociare squillante dei classici personaggi da ufficio, oggi assomiglia a un baritono triste e talvolta dislessico (”Sto Bale“) e soprattutto, nessuno ha più voglia di puntualizzare sull’operato del vicino di scrivania, di criticare il lavoro altrui e di competere per risultare il migliore.
C’era una strana aria di tranquillità in quel lazzaretto, per via di quegli esseri moribondi che l’abitavano. Ed ero stata io a crearla, con la mia diffusione batterica programmata, appena qualche giorno prima. Si sa, le mani sono portatrici di batteri: mi era bastato dare qualche pacca in più sulla spalla o scrivere sulla tastiera altrui che la magia si è manifestata. I miei colleghi almeno per un giorno sono K.O. e io mi godo questa tranquillità, finché dura….
Contributo postato da MancoLiCani.
10 Novembre 2009 · 457 visite · Nessun commento















